La Bohème
(Scene da «La vie de Bohème» di Henry Murger)
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

 

DRAMATIS PERSONÆ
Mimi (soprano)

Musetta (soprano)

Rodolfo, poeta (a poet) (tenore)

Marcello, pittore (a painter) (baritono)

Schaunard, musicista (a musician) (baritono)

Colline, filosofo (a philospher) (basso)

Benoît, padrone di casa (their landlord) (basso)

Parpignol, venditore ambulante (tenore)

Alcindoro, consigliere di stato (state counsellor) (basso)

Sergente dei doganieri (sergeant of Customs) (basso)

Studenti - Sartine - Borghesi - Bottegai e Bottegaie - Venditori ambulanti - Soldati - Camerieri da caffè - Ragazzi - Ragazze, ecc.

 

Epoca: 1830 circa.

Luogo: Parigi.
 

«...pioggia o polvere, freddo o solleone, nulla arresta questi arditi avventurieri...

«La loro esistenza è un'opera di genio di ogni giorno, un problema quotidiano, che essi pervengono sempre a risolvere con l'aiuto di audaci matematiche...

«Quando il bisogno ve li costringe, astinenti come anacoreti; ma se nelle loro mani cade un po' di fortuna, eccoli cavalcare in groppa alle più fantasiose matterìe, amando le più belle donne e le più giovani, bevendo i

«La Bohème ha un parlare suo speciale, un gergo... Il suo vocabolario è l'inferno della retorica e il paradiso del neologismo... Vita gaia e terribile!...»

(H. Murger, prefazione alla «Vie de Bohème») 1


 Primo quadro: In soffitta (A Garret)
 Secondo quadro: Al Quartiere Latino (The Latin Quarter)

 Terzo quadro: La barriera d'Enfer (The Barrière d'Enfer)
 Quarto quadro: In soffitta (A Garret)



1 Gli autori del presente libretto, meglio che seguire a passo a passo il libro di Murger (anche per ragioni di opportunità teatrali e soprattutto musicali), hanno voluto ispirarsi alla sua essenza racchiusa in questa mir

Se stettero fedeli ai caratteri dei personaggi, se furono a volte quasi meticolosi nel riprodurre certi particolari ambienti, se nello svolgimento scenico si attennero al fare del Murger suddividendo il libretto in «quadri ben distinti», negli e

Chi puo non confondere nel delicato profilo di una sola donna quelli di Mimì e di Francine? Chi quando legge delle «manine» di Mimì più «bianche di quelle della dea dell'ozio», non pensa al manicotto di Francine?

Gli autori stimarono di dover rilevare una tale identità di caratteri. Parve ad essi che quelle due gaie, delicate ed infelici creature rappresentassero nella commedia della Bohème un solo personaggi cui si potrebbe benissimo, in luogo dei n
 

G.G. - L.I.