UN BALLO IN MASCHERA

Libretto: Atto Primo

 
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 Atto Primo    Atto Secondo    Atto Terzo
 
 
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Quadro I

Setting: In fondo, l'ingresso nelle stanze del re. È il mattino. Deputati, gentiluomini, popolani, ufficialli; sul dinanzi, Horn, Ribbing e loro ardenti. Tutti aspettano che si desti il re.
UFFICIALI, GENTILUOMINI

Posa in pace, a' bei sogni ristora,

O Gustavo, il tuo nobile cor.

A te scudo su questa dimora

Sta d'un vergine mondo l'amor.

HORN, RIBBING, E LORO ARDERENTI

E sta l'odio che prepara il fio,

Ripensando ai caduti per te.

Come speri, disceso l'oblio

Sulle tombe infelici non è.

[ Entra Oscar dalla stanze del re. ]
OSCAR

S'avanza il re.

GUSTAVO [salutando gli astanti ]
Amici miei . . . Soldati . . .

[ ai deputati nel ricevere delle suppliche ]

E voi del par diletti a me! Porgete:

A me s'aspetta; io deggio

Su' miei figli vegliar, perchè sia pago

Ogni voto, se giusto.

Bello il poter non è, che de' soggetti

Le lagrime non terge, e ad incorrotta

Gloria non mira.

OSCAR [ a Gustavo ]
Leggere vi piaccia

Delle danze l'invito.

GUSTAVO
Avresti alcuna

Beltà dimenticato?

OSCAR [ porgendogli un foglio ]
Eccovi i nomi.

GUSTAVO [ leggendo, tra sè ]
(Amelia . . . ah, dessa ancor! L'anima mia

In lei rapita ogni grandezza oblia!

La rivedrà nell'estasi

Raggiante di pallore . . .

E qui sonar d'amore

La sua parola udrà.

O dolce notte, scendere

Tu puoi gemmata a festa:

Ma la mia stella è questa

Che il ciel non ha!)

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI [ sommessamente ]
L'ora non è, chè tutto

Qui d'operar ne toglie

Dalle nemiche soglie

Meglio l'uscir sarà.

OSCAR, UFFICIALI, GENTILUOMINI

Con generoso affetto

Entro se stesso assorto,

Il nostro bene oggetto

De' suoi pensier farà.

GUSTAVO
(Ah! E qui sonar d'amore

La sua parola udrà.)

[ ad Oscar ]
Il cenno mio di là con essi attendi.

[ Tutti s'allontanano. Oscar esce per ultimo e incontra Anckarström al limitare. ]

OSCAR [ a Anckarström ]
Libero è il varco a voi.

ANCKARSTRÖM
(Deh, come triste appar!)

GUSTAVO
(Amelia!)

ANCKARSTRÖM [ chinandosi ]
Sire . . .

GUSTAVO
(O ciel! lo sposo suo!)

ANCKARSTRÖM [ accostandosi ]
Turbato il mio

Signor, mentre dovunque il nome suo

Inclito suona?

GUSTAVO
Per la gloria è molto,

Nulla per col. Segreta, acerba cura

M'opprime.

ANCKARSTRÖM
E d'onde?

GUSTAVO
Ah no . . . non più . . .

ANCKARSTRÖM
Dirolla Io la cagion.

GUSTAVO
(Gran Dio!)

ANCKARSTRÖM
So tutto . . .

GUSTAVO
E che?

ANCKARSTRÖM
So tutto.

Già questa soglia istessa

Non t'è securo asilo.

GUSTAVO
Prosegui.

ANCKARSTRÖM
Un reo disegno

Nell'ombre si matura,

I giorni tuoi minaccia.

GUSTAVO [ con gioia ]
Ah! . . . gli è di ciò che parli?

Altro non sai?

ANCKARSTRÖM
Se udir ti piace i nomi . . .

GUSTAVO
Che importa? Io li disprezzo.

ANCKARSTRÖM
Svelarli è mio dover.

GUSTAVO
Taci: nel sangue

Contaminarmi allor dovrei. Non fia,

Nol vo'. Del popol mio

L'amor mi guardi e mi protegga Iddio.

ANCKARSTRÖM
Alla vita che t'arride

Di speranze e gaudio piena,

D'altre mille e mille vite

Il destino s'incatena!

Te perduto, ov'è la patria

Col suo splendido avvenir?

E sarà dovunque, sempre

Chiuso il varco alle ferite,

Perchè scudo del tuo petto

È del popolo l'affetto?

Dell'amor più desto è l'odio

Le sue vittime a colpir.

OSCAR [ all'entrata ]
Il primo giudice.

GUSTAVO
S'avanzi.

GIUDICE [ offrendogli dispacci a firmare ]
Sire!

GUSTAVO
Che leggo! . . . il bando ad una donna! Or d'onde?

Qual è il suo nome? . . . di che rea?

GIUDICE
S'appella Ulrica, dell'immondo

Sangue gitano.

OSCAR
Intorno a cui s'affollano

Tutte le stirpi. Del futuro l'alta

Divinatrice . . .

GIUDICE
Che nell'antro abbietto

Chiama i peggiori, d'ogni reo consiglio

Sospetta già. Dovuto è a lei l'esiglio,

Nè muta il voto mio.

GUSTAVO [ ad Oscar ]
Che ne di' tu?

OSCAR
Difenderla vogl'io.

Volta la terrea

Fronte alle stelle,

Come sfavilla

La sua pupilla,

Quando alle belle

Il fin predice

Mesto o felice

Dei loro amor!

È con Lucifero

D'accordo ognor.

GUSTAVO
Che vaga coppia . . .

Che protettor!

OSCAR
Chi la profetica

Sua gonna afferra,

O passi 'l mare,

Voli alla guerra,

Le sue vicende

Soavi, amare

Da questa apprende

Nel dubbio cor.

È con Lucifero

D'accordo ognor.

GIUDICE
Sia condannata!

OSCAR [ verso il re ]

Assolverla degnate.

GUSTAVO
Ebben, tutti chiamate:

Or v'apro un mio pensier.

[ Anckarström ed Oscar invitano a rientrar gli usciti. ]

GUSTAVO
Signori: oggi d'Ulrica

Alla magioni v'invito,

Ma sotto altro vestito;

Io là sarò.

ANCKARSTRÖM
Davver?

GUSTAVO
Sì, vo' gustar la scena.

ANCKARSTRÖM
L'idea non è prudente.

OSCAR
La trovo anzi eccellente,

Feconda di piacer.

ANCKARSTRÖM
Te ravvisar taluno

Ivi potria.

GUSTAVO
Qual tema!

HORN E RIBBING [ sogghignando ]
Ve', ve', di tutto trema

Codesto consiglier.

GUSTAVO [ ad Oscar ]
E tu m'appronta un abito

Da pescator.

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI [ sottovoce ]
Chi sia

Che alla vendetta l'adito

Non s'apra alfin colà?

GUSTAVO
Ogni cura si doni al diletto,

E s'accorra nel magico tetto:

Tra la folla de' creduli ognuno
S'abbandoni e folleggi con me.

ANCKARSTRÖM

E s'accorra, ma vegli 'l sospetto

Sui perigli che fremono intorno,

Ma protegga il magnanimo petto

Di chi nulla paventa per sè.

OSCAR
L'indovina ne dice di belle,

E sta ben che l'interroghi anch'io;

Sentirò se m'arridon le stelle,

Di che sorti benefica m'è.

GUSTAVO

Ogni cura si doni al piacer.

ANCKARSTRÖM

E s'accorra e si vegli.

GUSTAVO
Dunque, signori, aspettovi,

Incognito, alle tre

Nell'antro dell'oracolo,

Della gran maga al piè.

OSCAR, UFFICIALI, GENTILUOMINI

Teco sarem di subito,

Incogniti, alle tre

Nell'antro dell'oracolo,

Della gran maga al piè.

ANCKARSTRÖM

E s'accorra, ma vegli 'l sospetto ecc.

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
Senza posa vegliamo all'intento,

Nè si perda ove scocchi il momento.

Forse l'astro che regge il suo fato

Nell'abisso là spegnersi de'.

GUSTAVO
Alle tre nell'antro dell'oracolo.

Ogni cura si doni al diletto,
E s'accorra al fatidco tetto:

Per un di si folleggi, si scherzi,

Mai la vita più cara non è.

UFFICIALI, GENTILUOMINI

Sì! Alfin brilli d'un po' di follia

Questa vita che il cielo ne diè.

ANCKARSTRÖM
Ma protegga il magnanimo petto

Di chi nulla paventa per sè.

OSCAR
Sentirò se m'arridon le stelle,

Qual presagio le dettan per me.

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
Forse l'astro che regge il suo fato

Nell'abisso là spegnersi de'.

TUTTI
Alle tre, alle tre.

GUSTAVO

Dunque, signori, aspettovi, ecc.

TUTTI GLI ALTRI

Teco sarem di subito, ecc.

Quadro II
 

Setting: A sinistra un camino, il fuoco è acceso, e la caldaia magica fuma sovra un treppiè; dallo stesso lato l'uscio d'un oscuro recesso. Sul davanti, una piccola porta segreta. Nel fondo, l'entrata della porta maggiore con ampia finestra da lato. In mezzo, una rozza tavola, e pendenti dal tetto e dalle pareti stromenti ed arredi analoghi che al luogo.
Nel fondo uomini e donne del popolo. Ulrica presso la tavola; poco distanti, un fanciullo ed una giovinetta che le domandano la buona ventura.

POPOLANE
Zitti . . . l'incanto non dèssi turbare.

Il demonio tra breve halle a parlare.

ULRICA

Re dell'abisso, affrettati,

Precipita per l'etra,

Senza librar la folgore

Il tetto mio penètra.

Omai tre volte l'upupa

Dall'alto sospirò;

La salamandra ignivora

Tre volte sibilò . . .

E delle tombe il gemito

Tre volte a me parlò.

[ Gustavo entra vestito da pescatore, avanzandosi tra la folla, nè scorgendo alcuno dei suoi. ]

GUSTAVO
Arrivo il primo!

POPOLANE [ respingendolo ]
Villano, dà indietro.

[ Gustavo s'allontana ridendo. ]

Oh, come tutto riluce di tetro!

ULRICA [ con esaltazione, delcamando ]
È lui, è lui! ne' palpiti

Come risento adesso

La voluttà riardere

Del suo tremendo amplesso!

La face del futuro

Nella sinistra egli ha.

M'arrise al mio scongiuro,

Rifolgorar la fa:

Nulla, più nulla ascondersi

Al guardo mio potrà!

[ Batte al suolo esparisce. ]

POPOLANE
Evviva la maga!

ULRICA [ di sotterra ]
Silenzio, silenzio!

CRISTIANO [ rompendo la calca ]
Su, fatemi largo, saper vo' il mio fato.

Del re sono servo, son suo marinaro:

La morte per esso più volte ho sfidato;

Tre lustri son corsi del vivere amaro,

Tre lustri che nulla s'è fatto per me.

ULRICA [ ricomparnedo ]
E chiedi?

CRISTIANO
Qual sorte pel sangue versato mi attende.

GUSTAVO
(Favella da franco soldato. ]

ULRICA [ a Cristano ]
La mano.

CRISTIANO
Prendete.

ULRICA [ osservando la mano ]
Rallegrati omai:

In breve dell'oro e un grado t'avrai.

[ Gustavo trae un rotolo e vi scrive su. ]

CRISTIANO
Scherzate?

ULRICA
Va pago.

GUSTAVO [ ponendolo in tasca a Cristiano che non s'avvede ]
(Mentire non de'.)

CRISTIANO
A fausto presagio ben vuolsi mercè.

[ Frugando trova il rotolo su cui legge estatico: ]

"Gustavo al suo caro Cristiano uffiziale."
Per bacco! . . . non sogno! dell'oro ed un grado!

Evviva! Evviva!
POPOLANE

Evviva la nostra Sibilla immortale,

Che spande su tutti ricchezze e piacer.

[ S'ode picchiare alla piccola porta. ]
POPOLANE

Si batte!

[ Ulrica va ad aprire ed entra un servo. ]

GUSTAVO
(Che veggo! sull'uscio segreto

Un servo d'Amelia!)

SERVO [ sommessamente ad Ulrica, ma inteso da Gustavo ]
Sentite: la mia

Signora, che aspetta là fuori, vorria

Pregarvi in segreto d'arcano parer.

GUSTAVO
(Amelia!)

ULRICA
S'inoltri, ch'io tutti allontano.

GUSTAVO
(Non me.)

[ Il servo parte. ]

ULRICA
Perchè possa rispondere a voi

È d'uopo che innanzi m'abbocchi a Satano;

Uscite, lasciate ch'io scruti nel ver.
CRISTIANO, POPOLANE

Usciamo, si lasci che scruti nel ver.

[ Mentre tutti s'allontanano, Gustavo s'asconde. Amelia entra agitatissima. ]
ULRICA

Che v'agita cosi?

AMELIA
Segreta, acerba

Cura che amor destò . . .

GUSTAVO [ nascosto ]
(Che ascolto!)

ULRICA
E voi cercate?

AMELIA
Pace . . . svellermi dal petto

Chi sì fatale e desïato impera!

Lui, che su tutti il ciel arbitro pose.

GUSTAVO
(Che ascolto? Anima mia!)

ULRICA
L'oblio v'è dato. Arcane

Stille conosco d'una magic'erba,

Che rinnovella il cor . . . Ma chi n'ha d'uopo

Spiccarla debbe di sua man nel fitto

Delle notti. Funereo

È il loco.

AMELIA
Ov'è?

ULRICA
L'osate voi?

AMELIA [ risoluta ]
Sì, qual esso sia.

ULRICA
Dunque ascoltate:

Della città all'occaso,

Là dove al tetro lato

Batte la luna pallida

Sul campo abbominato . . .

Abbarbica gli stami,

A quelle pietre infami,

Ove la colpa scontasi

Coll'ultimo sospir!

AMELIA
Mio Dio! qual loco!

ULRICA
Attonita e già tremante siete?

GUSTAVO
(Pover cor!)

ULRICA
V'esanima?

AMELIA
Agghiaccio . . .

ULRICA
E l'oserete?

AMELIA
Se tale è il dover mio

Troverò possa anch'io.

ULRICA
Stanotte?

AMELIA
Sì.

GUSTAVO
(Non sola:

Chè te degg'io seguir.)

AMELIA
Consentimi, o Signore,

Virtù ch'io lavi 'l core.

E l'infiammato palpito

Nel petto mio sopir.

ULRICA

Va, non tremar, l'incanto

Inaridisce il pianto.

Osa e berrai nel farmaco

L'oblio de'tuoi martir.

GUSTAVO
(Ah! Ardo, e seguirla ho fisso

Se fosse nell'abisso,

Pur ch'io respiri, Amelia,

L'aura de' tuoi sospir.)

VOCI [ dal fondo ]
Figlia d'averno, schiudi la chiostra,

[ spinte alla porta ]

E tarda meno a noi ti mostra.

ULRICA [ ad Amelia ]

Presto, partite . . . Addio.

AMELIA

Stanotte . . . Addio.

GUSTAVO
(Non sola: chè te degg'io seguir!)

[ Amelia fugge per la porta segreta. Ulrica apre l'entrata maggiore: entrano Horn, Ribbing e aderenti, Oscar, gentiluomini e ufficiali travestiti bizzarramente, ai quali s'unisce Gustavo. ]
HORN, RIBBING, CORO

Su, profetessa, monta il treppiè,

Canta il futuro,

OSCAR
Ma il re dov'è?

GUSTAVO [ fattosi presso a lui ]
Taci, nascondile che qui son io.

[ poi volto rapidamente ad Ulrica ]

Or tu, Sibilla, che tutto sai,

Della mia stella mi parlerai.

HORN, RIBBING, CORO
Canta il futuro, canta il futuro!

GUSTAVO
Di' tu se fedele

Il flutto m'aspetta,

Se molle di pianto

La donna diletta

Dicendomi addio

Tradì l'amor mio.

Con lacere vele

E l'alma in tempesta,

I solchi so franger

Dell'onda funesta,

L'averno ed il cielo

Irati sfidar.

Sollecita esplora,

Divina gli eventi:

Non possono i fulmin,

La rabbia de' venti,

La morte, l'amore

Sviarmi dal mar.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
Non possono i fulmin,

La rabbia de' venti,

La morte, l'amore

Sviarlo dal mar.

GUSTAVO
Sull'agile prora

Che m'agita in grembo,

Se scosso mi sveglio

Ai fischi del nembo,

Ripeto fra' tuoni

Le dolci canzoni,

Le dolci canzoni

Del tetto natio,

Che i baci ricordan

Dell'ultimo addio,

E tutte raccendon

Le forze tua profezia,

Di ciò che può sorger

Dal fato qual sia;

Nell'anime nostre
Non entra terror.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO,

Nell'anime nostre

Non entra terror.

ULRICA
Chi voi siate, l'audace parola

Può nel pianto prorompere un giorno,

Se chi sforza l'arcano soggiorno

Va la colpa nel duolo a lavar.

Se chi sfida il suo fato insolente

Deve l'onta nel fato scontar.

GUSTAVO

Orsù, amici.

HORN
Ma il primo chi fia?

OSCAR
Io.

GUSTAVO [ offrendo la plama ad Ulrica ]
L'onore a me cedi.

OSCAR
E lo sia.

ULRICA [ solennemente, esaminando la mano ]
È la destra d'un grande, vissuto

Sotto gli astri di Marte.

OSCAR
Nel vero ella colse.

GUSTAVO
Tacete.

ULRICA [ staccandosi da lui ]
Infelice . . . Va . . . mi lasica . . .

Non chieder di più.

GUSTAVO
Su, prosegui.

ULRICA
No . . . lasciami.

GUSTAVO
Parla.

ULRICA [ evitando ]

Va . . . Te ne prego.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO [ a Ulrica ]
Eh, finiscilla omai.

GUSTAVO

Te lo impongo.

ULRICA
Ebben, presto morrai.

GUSTAVO
Se sul campo d'onor, ti so grado.

ULRICA [ con più forza ]
No . . . per man d'un amico.

OSCAR
Gran Dio!

Quale orror!

HORN, RIBBING, CORO

Quale orror!

ULRICA
Così scritto è lassù.

GUSTAVO [ guardandosi intorno ]
È scherzo od è follia

Siffatta profezia:

Ma come fa da ridere

La lor credulità!

ULRICA [ passando innanzi a Horn e Ribbing ]

Ah voi, signori, a queste

Parole mie funeste

Voi non osate ridere;

Che dunque in cor vi sta?

HORN E RIBBING
La sua parola è dardo,

È fulmine lo sguardo,

Dal confidente dèmone

Tutto coestei risà.

OSCAR, CORO
Ah! Tal fia dunque il fato?

Ch'ei cada assassinato?

Al sol pensarci l'anima

Abbrividendo va.

GUSTAVO
Finisici il vaticnio.

Di', chi fia dunque l'uccisor?

ULRICA

Chi primo

Tua man quest'oggi stringerà.

GUSTAVO [ con vivacità ]
Bennissimo.

[ offrendo la destra ai circostanti che non osano toccare ]

Qual è di voi, che provi
L'oracolo bugiardo?

Nessuno!

[ Anckarström appare all'entrata. ]

GUSTAVO [ accorrendo a lui e stringendogli la mano ]
Eccolo.

HORN, RIBBING, CORO
È desso!

HORN E RIBBING [ ai loro aderenti ]
Respiro; il caso ne salvò.

CORO [ contro Ulrica ]
L'oracolo mentiva.

GUSTAVO
Sì; perchè la man che stringo

È del più fido amico mio!

ANCKARSTRÖM
Gustavo!

ULRICA [ riconoscendo il re ]
Il re! . . .

GUSTAVO [ a lei ]
Nè chi fossi il genio tuo

Ti rivelò, nè che voleano al bando

Oggi dannarti.

ULRICA
Me?

GUSTAVO [ gettandole una borsa ]
T'acqueta e prendi.

ULRICA
Magnanimo tu sei, ma v'ha fra loro

Il traditor; più d'uno

Forse . . .

HORN E RIBBING
(Gran Dio!)

GUSTAVO
Non più.

CRISTIANO, CORO [ da lontano ]
Viva Gustavo!

OSCAR, ULRICA, GUSTAVO, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Quai voci?

CORO [ da lontano ]
Viva!

CRISTIANO [ dal fondo, volto ai suoi ]
È lui, ratti movete, è lui:

Il nostro amico e padre.

[ Marinai, uomini e donne del popolo s'affollano all'entrata. ]

Tutti con me chinatevi al suo piede
E l'inno suoni della nostra fè.

CRISTIANO, CORO
O figlio della patria,

Amor di questa terra!

Reggi felice, arridano

Gloria e salute a te.

OSCAR

Il più superbo alloro

Che vince ogni tesoro

Alla tua chioma intrecciano

RIconoscenza a fè.

GUSTAVO
E posso alcun sospetto

Alimentar nel petto,

Se mille cuori battono

Per immolarsi a me?

ANCKARSTRÖM
Ma la sventura è cosa

Pur ne' trionfi ascosa,

Là dove il fato ipocrita

Veli una rea mercè.

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI [ fra loro ]
Chiude al ferir la via

Questa servil genìa,

Che sta lambendo l'idolo,

E che non sa il perchè.

ULRICA
Non crede al proprio fato

Ma pur morrà piagato.

Sorrise al mio presagio

Ma nella fossa ha il piè.